Appunti dal Gospel di domenica 23 dicembre 2018

Buon Natale a tutti! Questa festività è stata ed è ancora molto discussa nell’ambito cristiano, in particolare in quello protestante. Non tutti, infatti, la considerano una festa da ricordare e a cui partecipare. Sicuramente ci sono delle motivazioni pro e alcune contro, ma è importante che ogni credente abbia le informazioni giuste per poter decidere.

Anche il Past. Roselen, per tanti anni non ha festeggiato il Natale soprattutto per la sua origine pagana, ma qualche anno fa – mentre era in Israele durante il periodo natalizio – ha deciso che non avrebbe più ignorato questa festa, prendendo il buono che c’è in essa: cioè il ricordo che Gesù è venuto a salvarci. Quasi certamente non accadde il 25 ma, in un mondo che mette la fede in un angolo, avere una festa è importante per dare un segnale alla gente.

Ci sono tante storie che vengono raccontate in questo periodo come l’albero di Natale, le luci, Babbo Natale, e sotto ne daremo dettagli dell’origine. Ma è importante che noi credenti conosciamo la Vera storia da raccontare e che troviamo nei Vangeli. Ci sono molti passi che parlano della natività ma soprattutto dell’opera di Gesù. Prendendo solo Matteo 2:6-12 consideriamo come la sua nascita fu una grande GIOIA. Finalmente il Messia era arrivato! E questo noi annunciamo: un Dio di gioia e di vittoria che porta la luce dove prima c’era tenebra. Usiamo questo giorno – il Natale – per parlare di Gesù e di quello che Lui è venuto a fare. Non importa che non sia nato il 25 dicembre, l’importante è che sia nato e che ancora oggi porta luce e una grande gioia nella vita di chi crede in Lui!

Ecco i migliori tweet:

  • Dove arriva Gesù arriva la luce
  • Gesù è venuto per trasformare dei momenti difficili in grandi momenti di gioia
  • Non importa che giorno Gesù sia nato, l’importante è che sia nato. || Matteo 2:9-12
  • Secondo gli usi e costumi il Natale era una festa pagana, oggi cristiana. Che tipo di festa vuoi vivere?

Qui sotto trovate una lunga serie di domande e risposte sul Natale che abbiamo visto durante il Gospel.

QUAL È LA DATA GIUSTA?

Ci sono tante date per il Natale: 25 dicembre (per cattolici, protestanti e ortodossi che seguono il calendario gregoriano); 6 gennaio (per le chiese ortodosse orientali); 7 gennaio (per ortodossi che seguono il calendario giuliano); 19 gennaio (per la chiesa armena apostolica di Gerusalemme che segue il calendario giuliano

UNA FESTA PAGANA?

L’Imperatore Costantino, che era, e rimase, anch’egli un cultore del Dio Sole, abbracciando la fede cristiana trasformò nel 330 la festa del Sol Invictus del 25 dicembre in Festa Cristiana. In precedenza (7 marzo 321) Costantino aveva cambiato anche il nome del primo giorno della settimana, festivo,: da Dies Solis(“il venerabile “giorno del Sole) a Dominus, (giorno del Signore).

Questi cambiamenti non furono sempre graditi, tanto che nel centro-nord Europa è rimasto l’antico nome di giorno del Sole (Sunday tra i Sassoni, Sontag tra i germanici). Nel 337 Papa Giulio I ufficializzò la data del Natale da parte della Chiesa Cattolica, come riferito da San Crisostomo nel 390:

“In questo giorno, 25 dicembre, anche la natività di Cristo fu ultimamente fissata in Roma”. Nel 354, si menziona per la prima volta in un calendario della liturgia romana la festa del 25 dicembre cristiano. Nel 461 questa scelta sarà riconfermata da Papa Leone Magno. Altri autori ecclesiastici rinviano al 354 con Papa Liberio la prima apparizione del Natale in Occidente.

La scelta della Chiesa di Roma di far coincidere la nascita di Cristo con la festa pagana più celebrata fu un tentativo di rispondere alla grande partecipazione che il culto del sole conservava tra la popolazione dell’Impero, adattandolo culto alla nuova religione.

Successivamente un’operazione del genere fu fatta anche ricorrendo alle figure dei santi per sostituire divinità o feste locali (S. Giorgio = Parilia, S. Giovanni=acqua, Assunzione = Diana.) In Africa e centro-sud America questa pratica ha preso il nome di sincretismo religioso.

Nei primi tre secoli del Cristianesimo, la nascita di Cristo aveva date diverse: 18 aprile, 29 maggio, per S. Cipriano era il 28 marzo, per S. Ippolito il 23 aprile, secondo Clemente Alessandrino il 20 maggio o il 10 gennaio o il 6 gennaio; quest’ultima data poi si affermò in oriente e da lì giunse a Roma fino al cambiamento deciso da Costantino e poi ratificato dal Papa Giulio I.

L’imperatore Giustiniano, circa duecento anni dopo, legalizzò questa data per tutto l’Occidente. Altre Chiese cristiane, come quella ortodossa, copta, armena, continuano invece a celebrarla il 6 gennaio (Epifania = Annunciazione)

All’epoca i cristiani della Mesopotamia accusarono i loro fratelli “romani” di idolatria e di adorare il Sole per aver adottato la Festa del Sole come festa della nascita di Cristo.

Anche le Chiese della Riforma, a cominciare dai Calvinisti, accusarono la Chiesa di Roma di cedimento dei cristiani al paganesimo. In effetti la dimensione pagana nel Natale durò a lungo.

Ancora centotrenta anni dopo la decisione di Costantino, nel 460, il Papa san Leone Magno sconsolato scriveva: ”E’ così tanto stimata questa religione del Sole che alcuni cristiani, prima di entrare nella basilica di S. Pietro, dopo aver salito la scalinata, si volgono verso il Sole e piegando la testa si inchinano in onore dell’astro fulgente. Siamo angosciati e ci addoloriamo molto per questo fatto che viene ripetuto per mentalità pagana. I cristiani devono astenersi da ogni apparenza di ossequio a questo culto degli dei” (7° sermone tenuto nel Natale del 460 – XXVII-4).

Lo stesso S. Ambrogio dovette ammettere: “Cristo è il nostro nuovo Sole”. Nel 376 venne soppresso il culto di Mitra a Roma per ordine del prefetto.

Con l’editto dell’imperatore Teodosio del 392 che diede inizio alle persecuzioni contro i riti pagani (da “pagos”=villaggio”), si conclusero a Roma le ultime celebrazioni alla Dea Iside, madre di Horus (il dio Sole egiziano), e infine nel 536 con i decreti dell’Imperatore Giustiniano con cui chiudeva l’ultimo tempio ad Iside in Egitto, il Natale lentamente si affermò come festa cristiana in tutto l’impero.

COSA DICONO I PROTESTANTI?

I protestanti della “Riforma” misero sotto accusa la scelta della Chiesa Romana di spostare il Natale al 25 dicembre, con la motivazione che fu un cedimento al paganesimo. Il cristianesimo avrebbe fatto rientrare dalla finestra culti solari di Babilonia passati ai pagani romani! Nella città di Ginevra di Calvino si poteva essere multati e persino messi in prigione per aver celebrato il Natale.

Il Parlamento Inglese proibì l’osservanza del Natale, definendola una festa pagana. Quando i cristiani puritani andarono in America, stabilirono questa stessa legge nella “Nuova Inghilterra” e il 25 dicembre del 1620 lavorarono più del solito.

Quarant’anni più tardi la Corte civile e penale del Massachussets decretò le punizioni per chiunque avesse osservato le festività natalizie: ”Chiunque venga trovato ad osservare, astenendosi dal lavoro e festeggiando, tali giorni come il cosiddetto Natale, pagherà per questa trasgressione 5 scellini”. Fino al 1800 il Natale non ebbe alcuna rilevanza nelle chiese della “Riforma”.

BABBO NATALE?

Babbo Natale è San Nicola. San Nicola nacque a Patara (Turchia) da una ricca famiglia, fu il Vescovo di Myra nel IV secolo d.C. e li venne seppellito.

Nel 1087 la sua salma e il suo tesoro presunto furono trafugati da cavalieri crociati italiani. La salma fu lasciata a Bari e di questa città San Nicola diventò il santo protettore. Di lui parla anche Dante nel Purgatorio (XX-31-33).

La leggenda più antica su San Nicola ha subito poi leggere correzioni per renderla adatta ai bambini, ma così raccontava: tre giovani povere erano destinate alla prostituzione. Un nobiluomo caduto in miseria voleva sposarne una ed era commosso dai loro pianti. Andò da S. Nicola che promise di aiutare tutti: per due notti consecutive lanciò un sacco di monete d’oro all’interno della casa delle tre fanciulle. Al terzo giorno trovò le finestre chiuse, ed allora fece entrare in casa il sacco calandolo dal camino. Intorno al camino erano stese delle calze, che si riempirono di monete d’oro.

Nella fantasia popolare S. Nicola diventò “il portatore di doni”, nella notte del 6 dicembre (S. Nicola) e successivamente nella notte di Natale.

Il culto di San Nicola, che si era diffuso nel nord Europa, fu poi portato dagli immigrati olandesi in America. Il santo in olandese veniva chiamato Sinter Klass ma negli Stati Uniti si affermò come Santa Klaus.

Nel 1809 lo scrittore Washington Irvin raccontò per la prima volta gli spostamenti di Babbo Natale nel cielo per la distribuzione dei regali; nel 1821 il pastore americano Clement Clarice Moore scrisse una favola sul Natale, per i bambini, nella quale il personaggio di Babbo Natale appariva con una slitta tirata da otto renne.

Nel 1860 Thomas Nast, illustratore e caricaturista del giornale New Yorkais Illustrateur Weekly, rivestì Babbo Natale di una lunga mantella guarnita di pelliccia. Per quasi 30 anni Nast illustrò tutti gli aspetti della leggenda di Natale e nel 1885 stabilì la residenza di Babbo Natale al Polo Nord.

L’anno seguente lo scrittore americano Gorge P. Webster precisò che la fabbrica di giocattoli e dimora di Babbo Natale erano nascosti tra i ghiacciai del Polo Nord.

Nel 1931 la Coca Cola decise di usare Babbo Natale nelle sue campagne pubblicitarie e commissionò ad un artista americano, tale Haddon Sundblom, l’incarico di ridisegnare e standardizzare il vecchio santo gentiluomo.

L’artista si ispirò al suo vicino di casa, commesso viaggiatore sempre indaffarato con pacchi e pacchetti, un uomo grasso con barba bianca e fare pacioso. Vicino di casa + colori bianco e rosso della coca cola = Babbo Natale.

L’immagine convinse i dirigenti della Coca Cola che la riportarono su una delle prime pubblicità: un folletto ciccione con la pancia a botte, il barbone bianco, che indossa un abito rosso bordato di pelliccia bianca, stivali neri e cinturone con in mano una bottiglia di Coca Cola. Da quando quella campagna pubblicitaria fu conclusa, nessuno al mondo ha mai più visto Babbo Natale raffigurato con colori diversi. Come invece il cavallo bianco di San Nicola si sia trasformato in quattro renne, questo non si sa.

SCAMBIARSI I DONI? L’ALBERO?

La tradizione di scambiarsi doni è molto antica, e presumibilmente è di origine pagana. Ad esempio, è certo che nei paesi del Nord Europa era abitudine scambiarsi doni il giorno del Solstizio d’Inverno, come forma d’augurio per l’inizio della stagione invernale.

La tradizione cristiana si intreccia con quella popolare e contadina, dal momento che nello stesso periodo si celebravano una serie di ricorrenze e riti legati al mondo rurale: infatti nell’antica Roma dal 17 al 24 si festeggiavano i Saturnali in onore di Saturno, dio dell’agricoltura, durante i quali avvenivano scambi di doni e sontuosi banchetti.

Quando i missionari incominciarono la conversione dei popoli germanici, adattarono alla tradizione cristiana molte feste pagane. Le celebrazioni pagane vennero così ricondotte alle celebrazioni del Natale, mantenendo però alcune delle tradizioni e dei simboli originari (fu lo stesso papa Gregorio Magno, tra gli altri, a suggerire apertamente questo approccio alle gerarchie ecclesiastiche). Fra i simboli moderni del Natale che appaiono derivare dalle tradizioni germaniche e celtiche pagane compare, fra l’altro, l’uso decorativo del vischio e dell’agrifoglio e l’albero di Natale.

L’uso moderno dell’albero nasce secondo alcuni a Tallinn, in Estonia, nel 1441, quando fu eretto un grande abete nella piazza del Municipio, Raekoja Plats, attorno al quale giovani scapoli, uomini e donne, ballavano insieme alla ricerca dell’anima gemella. Tradizione poi ripresa dalla Germania del XVI secolo. Ingeborg Weber-Kellermann, professoressa di etnologia a Marburgo, ha identificato, fra i primi riferimenti storici alla tradizione, una cronaca di Brema del 1570, secondo cui un albero veniva decorato con mele, noci, datteri e fiori di carta. La città di Riga, in Lettonia, è fra quelle che si proclamano sedi del primo albero di Natale della storia (vi si trova una targa scritta in otto lingue, secondo cui il “primo albero di capodanno” fu addobbato nella città nel 1510).

Precedentemente a questa prima apparizione “ufficiale” dell’albero di Natale si può però trovare anche un gioco religioso medioevale celebrato proprio in Germania il 24 dicembre, il “gioco di Adamo e di Eva” (Adam und Eva Spiele), in cui venivano riempite le piazze e le chiese di alberi di frutta e simboli dell’abbondanza per ricreare l’immagine del Paradiso. Successivamente gli alberi da frutto vennero sostituiti da abeti poiché questi ultimi avevano una profonda valenza “magica” per il popolo. Avevano specialmente il dono di essere sempreverdi, dono che secondo la tradizione gli venne dato proprio dallo stesso Gesù come ringraziamento per averlo protetto mentre era inseguito da nemici. Non a caso, sempre in Germania, l’abete era anche il posto in cui venivano posati i bambini portati dalla cicogna.

Secondo altre fonti l’albero di natale come è conosciuto sarebbe originario della regione di Basilea in Svizzera dove se ne trovano tracce risalenti al XIII secolo.

L’usanza, originariamente intesa come legata alla vita pubblica, entrò nelle case nel XVII secolo ed agli inizi del secolo successivo era già pratica comune in tutte le città della Renania. L’uso di candele per addobbare i rami dell’albero è attestato già nel XVIII secolo.

Per molto tempo, la tradizione dell’albero di Natale rimase tipica delle regioni a nord del Reno, mentre era meno diffusa nelle regioni germaniche più a sud, dove i cattolici lo consideravano un uso protestante. Furono gli ufficiali prussiani, dopo il Congresso di Vienna, a contribuire alla sua diffusione negli anni successivi. A Vienna l’albero di Natale apparve nel 1816, per volere della principessa Henrietta von Nassau-Weilburg, ed in Francia nel 1840, introdotto dalla duchessa di Orléans. Nei primi anni del secolo inoltre in Svizzera e Germania si iniziò a produrre e a commerciare gli alberi di natale, che divennero così parte del consumismo.

Un contributo decisivo alla sua diffusione venne anche dalla Gran Bretagna: a metà del XIX secolo, infatti, il principe Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha, marito della regina Vittoria, date le sue origini germaniche volle introdurre nelle proprie residenze l’uso a lui familiare dell’albero di Natale; la novità si estese presto come una moda in tutto il Regno Unito, e da lì a tutto il mondo anglosassone.

In Italia la prima ad addobbare un albero di Natale fu la regina Margherita nella seconda metà dell’Ottocento al Quirinale, e da lei la moda si diffuse velocemente in tutto il paese: non a caso l’albero di Natale è una delle poche tradizioni straniere ad essere arrivate in Italia prima della sua diffusione, di tipo più consumistico, del secondo dopoguerra.

Alex

*l’articolo è frutto di appunti liberamente presi da Alex, del team writerS, al solo scopo di dare una idea di quanto detto durante il Gospel. In ogni caso questo testo non riporta letteralmente le parole dette dallo speaker e, quindi, non posso essere usate come citazioni dirette.

2018-12-25T15:27:21+02:00