Appunti del Gospel di domenica 03 marzo 2019

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In 2 Re 13:14-19 viene narrato un episodio da cui si può trarre un importante insegnamento; si parla di una visita fatta dal re d’Israele Ioas al profeta Eliseo, che era alla fine della sua vita. Ma nonostante il profeta stesse male fisicamente si dimostra una guida per il re. Questo ci insegna che non dobbiamo permettere che i nostri problemi personali ci impediscano di essere di benedizione per gli altri.

Il gesto che Ioas compie scoccando la freccia non ha un effettivo scopo concreto, non è una freccia infatti che ammazzerà i nemici, il punto fondamentale, che è il motivo per cui Eliseo chiede al re di fare quel gesto, è la promessa che la freccia avrebbe significato. Si tratta di un atto profetico, proprio come il gesto di battere il terreno.
Eliseo, successivamente, si arrabbia con Ioas dopo che questi aveva battuto il terreno solo tre volte e per capire interamente questa reazione dobbiamo soffermarci sul significato di questo atto.
Dio aveva promesso che ogni colpo battuto sarebbe stata una vittoria degli israeliti sui siri, che da lungo tempo si muovevano guerra senza però giungere ad un effettivo vincitore.
Colpendo il terreno solo tre volte, quindi, il re non si è potuto assicurare la vittoria che Dio gli stava offrendo; e questo perché Ioas per primo non credeva di poter ottenere più di tre vittorie.

Questo esempio è molto esplicativo, insegna che quando ci accontentiamo di qualcosa di piccolo non permettiamo alla promessa più grande di compiersi. Poiché le parole da Dio non si realizzano automaticamente, bensì siamo noi che, facendo la nostra parte permettiamo a Dio di fare la Sua.

Sono molte le vicende raccontate nella Bibbia che dimostrano questa verità, tutte arrivano ad una conclusione comune: se non lotti per una promessa, questa non si compirà.
E la realizzazione di una promessa dipende in primis dal nostro atteggiamento. Infatti perché solo due uomini sono entrati nella terra promessa? Perché soltanto loro due, su tutto il popolo avevano un atteggiamento differente, che li contraddistingueva.

Tutt’oggi la maggior parte dei credenti non crede a tutto quello che Dio dice, senza però essere totalmente incredula, si trovano in una posizione di mezzo. Questa situazione dipende dalla quantità di fede che si ha.

La parte peggiore di questo atteggiamento è che le conseguenze andranno a svantaggio non solo tuo, ma anche delle persone che ti stanno accanto; proprio come l’attitudine del re ha avuto conseguenze negative su tutta una generazione, non riuscendo a far terminare una querela che sfiancava il popolo da anni. Ma d’altronde, come puoi credere alla potenza che Dio ha sulla vita degli altri se non credi neanche a quella che ha sulla tua di vita?

È per questo che Dio sceglie persone che non si accontentano di poco ma che non si fermano finché non hanno ottenuto tutto. Come Eliseo. Egli infatti è rimasto molto indignato dall’atteggiamento del re non solo perché sapeva quanto quell’atteggiamento fosse dannoso, ma anche perché lui era completamente differente.

Se ripercorriamo la vita del profeta ci stupiremo del fatto che non ha mai dimostrato di avere paura, neanche quando si è trovato a dover sostituire il grande profeta Elia; anzi, ha dimostrato di essere pienamente all’altezza del suo compito. Egli voleva il doppio dello spirito che era sul ministero di Elia e Dio l’ha accontentato, perché ha riconosciuto che la sua attitudine era anticonformista e che era una persona che non si accontentavo di poco.

Alla morte di Elia, il popolo voleva ritrovare il corpo del profeta per poter fare il funerale, che era un momento in cui si piangeva per la perdita di una persona molto apprezzata, i funerali potevano durare mesi.
Questo era comprensibile poiché Elia era stato un grande profeta e gli israeliti non credevano che sarebbe potuto venire qualcuno di altrettanto grande al suo posto.
Questo atteggiamento è comune anche al giorno d’oggi e ci obbliga a vivere nella nostalgia.
Ma per andare verso il meglio non è sufficiente lasciare il peggio, a volte è necessario lasciare anche ciò che si è dimostrato essere buono. E per riuscirci bisogna avere fede. Poiché è la fede che abbiamo che definirà la portata della potenza di Dio nelle situazioni.

Fede vuol dire anche riconoscere che non è vero che le cose belle una volta che sono successe non potranno mai più accadere; perché è vero che Dio non fa mai niente uguale a qualcos’altro ma fa ogni cosa migliore di quella che l’ha preceduta.
In base a questa verità dobbiamo cambiare il nostro modo di vedere le cose e di atteggiarsi, non accontentandoci di niente che sia meno di quello che Dio ci ha promesso.

 

Ecco i migliori tweet:

  • Più spazio diamo a Dio, più grande sarà la moltiplicazione della Sua benedizione sulla nostra vita
  • A volte bisogna lasciare ciò che è buono per entrare in qualcosa di più grande e meraviglioso, che Dio ha già preparato per la tua vita
  • Non vivere nel passato o nella nostalgia della potenza di Dio, perché Egli ha qualcosa di più grande per te oggi
  • Dio cerca persone che non si conformano a questo mondo, per manifestare la Sua potenza
  • Un attitudine di cuore sbagliata può limitare la potenza di Dio nella tua vita
  • Quello che Dio fa nella nostra vita non dipende dalla Sua potenza, ma della quantità di fede, che hai nel credere che Dio operi nella tua vita
  • I nostri problemi personali non devono impedirci di essere una benedizione per gli altri

 

Rebecca

*l’articolo è frutto di appunti liberamente presi da Rebecca, del team writerS, al solo scopo di dare una idea di quanto detto durante il Gospel. In ogni caso questo testo non riporta letteralmente le parole dette dallo speaker e, quindi, non posso essere usate come citazioni dirette.

2019-03-05T14:27:26+02:00