Appunti del Gospel di domenica 17 novembre 2019

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La cura d’anima è parte integrante della vita cristiana ma non possiamo vivere di questo. C’è tempo per ogni cosa per cui non dobbiamo essere risolti per poter servire. Anzi, è proprio quando ci stiamo occupando delle cose del Regno di Dio che Lui al momento opportuno guarisce le ferite che dobbiamo ancora sanare. Come è successo a Giacobbe.

Il primo che nacque era rosso e peloso come un mantello di pelo. Così fu chiamato Esaù . Dopo nacque suo fratello, che con la mano teneva il calcagno di Esaù e fu chiamato Giacobbe. Isacco aveva sessant’anni quando Rebecca li partorì.
Genesi 25:25‭-‬26

Il nome “Giacobbe” deriva da due radici: ossia dal termine “aqeb” che significa “tallone”, dato il modo in cui alla sua nascita teneva il tallone del gemello; oppure dal termine “aqab” cioè “soppiantare, fig. imbrogliare”.

Il significato del nostro nome ricopre una certa importanza nella nostra vita poiché è il richiamo a cui noi rispondiamo, è il dato primario che ci identifica. Ogni volta che ci giriamo o prestiamo la nostra attenzione quando sentiamo pronunciare il nostro nome, noi stiamo dicendo: “sì, sono io”. E quando si ha un nome con un significato poco lusinghiero, come quello di Giacobbe, la propria identità viene quasi imposta. Immaginate di chiamarvi Imbroglione o Stupido, ogni risposta a questo richiamo equivale ad un continuo riconfermare a sè stessi e agli altri di esserlo.

Isacco amava Esaù, perché la cacciagione era di suo gusto. Rebecca invece amava Giacobbe.
Genesi 25:28

In una famiglia disfunzionale dove i genitori dimostrano palesemente di avere preferenze, Giacobbe non poteva non crescere senza la sicurezza che solo un padre poteva trasmettere. Isacco prediligeva Esaù per la sua abilità a cacciare, ma Esaù non sarebbe mai stato così bravo nella cacciagione se suo padre non gli avesse insegnato e trasmesso la sua conoscenza e passione per la caccia. Ciò implica che Isacco ha dedicato e investito il suo tempo con il primogenito. Lo stesso non si potrebbe dire per Giacobbe che invece – stando nella tenda con la madre, Rebecca – ha trascorso più tempo di qualità con lei, il che ha portato Rebecca a prediligere invece il figlio minore.

Giacobbe gli rispose: «Vendimi prima di tutto la tua primogenitura ». Esaù disse: «Ecco, io sto morendo; a che mi serve la primogenitura?» Giacobbe disse: «Prima, giuramelo». Esaù glielo giurò e vendette la sua primogenitura a Giacobbe. Allora Giacobbe diede a Esaù del pane e della minestra di lenticchie. Egli mangiò e bevve; poi si alzò e se ne andò. Fu in questo modo che Esaù disprezzò la primogenitura.
Genesi 25:31‭-‬34

Spesso, noi come cristiani, prendiamo per scontato la salvezza e arriviamo al punto di barattare la nostra integrità e consacrazione per delle frivolezze mondane e piaceri temporanei, come la fame momentaneamente saziata di Esaù. Gesù, invece, non ha dato per scontato niente e nessuno, al contrario ha dato valore alla nostra vita.

Isacco fu preso da un tremito fortissimo e disse: «E allora, chi è colui che ha preso della selvaggina e me l’ha portata? Io ho mangiato di tutto prima che tu venissi, e l’ho benedetto; e benedetto egli sarà».
Genesi 27:33

Le nostre parole hanno un peso, soprattutto nel mondo spirituale. È importante ricordare che il ruolo del genitore debba essere preso seriamente e con responsabilità poiché, come ci ricorda questo versetto, la benedizione del padre è irrevocabile. 

Nel capitolo 27 della Genesi possiamo vedere come Rebecca usa la sua autorità in modo sbagliato poiché spinge il figlio a prendersi la benedizione con l’inganno, spacciandosi per il gemello. Chiaramente Giacobbe ancora non sapeva discernere ciò che fosse giusto e sbagliato, non avendo ancora avuto un’esperienza con Dio per cui la sua cieca ubbidienza alla madre, aggiunta al suo desiderio di ricevere la tanto agognata benedizione l’ha portato a compiere ciò che probabilmente tutti si aspettavano che lui facesse: soppiantare suo fratello.

Ed Esaù: «Non è forse a ragione che egli è stato chiamato Giacobbe? Mi ha già soppiantato due volte: mi tolse la mia primogenitura, ed ecco che ora mi ha tolto la mia benedizione». Poi aggiunse: «Non hai serbato qualche benedizione per me?»
Genesi 27:36

È incredibile quanto noi pretendiamo da Dio quando Lui non deve dimostrare niente a nessuno perché Lui semplicemente è. Siamo noi che spesso manchiamo il bersaglio e ignoriamo l’immensa grazia di Dio, per poi aspettarci il “rimborso divino” quando qualcosa va storto o non va secondo i nostri piani. Dio merita più dei nostri avanzi e capricci.

Quando Giacobbe si svegliò dal sonno, disse: «Certo, il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo!»
Genesi 28:16

C’è una grande differenza che intercorre tra la conoscenza di Dio per sentito dire e un rapporto personale con Lui. La prima si ferma solo sulla nostra razionalità che però non è in grado di coinvolgerci emotivamente mentre avere una relazione intima con Lui ci permette di sviluppare un senso di fiducia nei Suoi confronti.

Infatti vediamo come Giacobbe si sia affidato a Dio completamente quando le circostanze gli erano avverse e anche quando ha dovuto raccogliere ciò che aveva seminato di cattivo, e nella sua ubbidienza ha poi visto la fedeltà di Dio.

E l’uomo disse: «Lasciami andare, perché spunta l’alba». E Giacobbe: «Non ti lascerò andare prima che tu mi abbia benedetto!» L’altro gli disse: «Qual è il tuo nome?» Ed egli rispose: «Giacobbe». Quello disse: «Il tuo nome non sarà più Giacobbe, ma Israele , perché tu hai lottato con Dio e con gli uomini e hai vinto». Giacobbe gli chiese: «Ti prego, svelami il tuo nome». Quello rispose: «Perché chiedi il mio nome?» E lo benedisse lì. Giacobbe chiamò quel luogo Peniel , perché disse: «Ho visto Dio faccia a faccia e la mia vita è stata risparmiata».
Genesi 32:26‭-‬30

Questa è la seconda volta che la presenza di Dio appare a Giacobbe ed è curioso come gli chieda il nome nonostante sapesse benissimo il suo nome. Questo perché dietro alla risposta di Giacobbe si nascondeva tutto il suo vissuto, le sue malefatte e sventure che riconducono al significato del suo nome. Così, adesso che era il momento per Giacobbe di affrontare sè stesso e il suo passato, Dio gli ha dato un nuovo nome per rappresentare il distacco tra il vecchio uomo che era – il suo passato – e il nuovo uomo che sarebbe stato in Lui.

Cathrine

*l’articolo è frutto di appunti presi da Cathrine, del team writerS, al solo scopo di dare una idea di quanto detto durante il Gospel. In ogni caso questo testo non riporta letteralmente le parole dette dallo speaker e, quindi, non posso essere usate come citazioni dirette

2019-11-20T10:39:55+01:00